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"Cunicoli e lapilli" di C. Cenatiempo (in edicola)

“Cunicoli e lapilli. Ischia, conigli e dintorni” è il titolo dell’excursus, un po’ dissacrante, tracciato da Ciro Cenatiempo sulla storia, la natura e l’umanità dell’isola verde.

 

 

 

 

«Il coniglio è ricchezza». «Con la “conigliata” si suggella il fidanzamento». «Le “fosse” (in cui si allevano i conigli) non si fanno visitare per paura del malocchio». Ecco alcuni esempi di frasi che colpiscono il lettore. In una piccola isola quale è Ischia un intero e complesso mondo si disvela per le parole di Ciro Cenatiempo, giornalista ed appassionato cultore delle innumerevoli vicende che, anche solo con riferimento principale al piccolo mammifero, hanno animato la storia e le cronache, costruendo una tradizione.

Con un linguaggio, ricco, articolato e denso le vicende del coniglio si giustappongono, in quadri viventi e vivaci, dai tempi antichi fino al momento del recupero e rivalorizzazione dell'interessante sistema di allevamento del “coniglio da fossa” ad opera di un animoso gruppo di allevatori e di tecnici, uniti nel nome della salvaguardia dell'eredità culturale dell'isola.

Straordinaria tecnologia di allevamento, la “fossa” consente di mantenere gli animali in condizioni naturali e di produrre carni di altissime qualità gastronomiche. Ma come si catturano i conigli? Come si colloca, in una esperienza gastronomica estremamente elaborata, pur nelle semplicità degli ingredienti tradizionali, la preparazione delle carni? E quale è il contesto in cui si collocano addirittura tre modelli diversi riferibili al coniglio selvatico (caccia) ed a quello domestico (allevamento in “fossa” ed in “gabbia”)?
Questo è un prezioso libretto che al contempo produce e sazia curiosità. Certo interessa chi si occupa di antropologia culturale nella prospettiva diacronica, ma anche chi vuol sapere, in relazione all'isola, di botanica o di zoologia, di tradizioni e di miti, di attività contadine e marinare e delle loro interrelazioni, certo i buongustai e certo anche chi ama la buona lettura perché il tutto è condito in un saporoso sugo, quello di una scrittura raffinata, colta ed, in verità, assai godibile.

Questo, il giudizio che il professore Alessandro Finzi, docente dell’Università di Tuscia e maggiore studioso italiano di Coniglicoltura, ha espresso nella sua presentazione al volume firmato dal giornalista Ciro Cenatiempo, pubblicato per i tipi di Imagaenaria edizioni Ischia nell’aprile 2003 (112 pagine, formato tascabile; 18 immagini b/n; in copertina l’elaborazione grafica del particolare di una maiolica dell’artista Alicia Miňo).

Il lavoro di Ciro Cenatiempo è incentrato su «uomini e conigli, protagonisti di un excursus forse un po’ dissacrante. Entrambi attori, di una storia continua di escavazioni profonde e lineari, contorte e misteriose, chilometriche ed epiche. Montagne traforate dagli ischitani per crearvi abitazioni rupestri e rurali, rifugi per eludere i pirati, luoghi e depositi di vitalità immediata, come quella che anima il vino lasciato a fermentare o ad affinarsi al fresco sbrecciato di migliaia di cellai che confinano con l’Ade. Montagne traforate dagli orittolaghi, i conigli, per sfuggire ai predatori, per amare e moltiplicarsi, nei loro infiniti labirinti erotici, tanto simili alle ipnotiche (effetto del “sonno della ragione”) labirintiche demografie ischitane del tempo nostro: animali, quelli veri, predestinati ad essere mangiati, e perciò evocativi di segni altri».

Un lavoro, in ogni caso, dedicato con affetto al presidio Slow Food del Coniglio da fossa dell’isola d’Ischia, di cui Riccardo D’Ambra e la sua famiglia sono stati eccezionali fautori.

 

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